Clarbalà & Asiafix

una ragazza semplice e la sua dolce cagnetta

CHI SONO

Utente: Clarbala
Nome: Clarbalà
Clarbalà e Asiafix: una ragazza celtica e la sua fedele compagna a quattro zampe. Al calar del sole, nel villaggio, siedono vicine attorno al fuoco, si scaldano l'una accanto all'altra, dividono il cibo, condividono lo stesso giaciglio, ma non dormono ancora. Guardano le stelle, poi, di tanto in tanto chiudono gli occhi, un profondo respiro, e si abbandonano all'armonioso suono di un'antica melodia celtica portata dal tiepido vento estivo. "Domani andremo a caccia, ci inoltreremo nel bosco fatato, ci spingeremo fino al lago delle viole, prenderemo ciò che la natura ci offre..." Così tutte le mattine, all'alba. Quindi il ritorno dalla caccia a mezzogiorno, il pomeriggio trascorso nella preparazione del banchetto. I contadini tornati dal lavoro dei campi, gli artigiani chiuse le botteghe, tutti operosamente cuociono carni, versano birra, cantano e danzano attorno al fuoco, mentre i bambini si inseguono felici in giochi innocenti. E' solo dopo la veglia seconda, che Clarbalà e Asiafix siedono vicine attorno al fuoco, si scaldano l'una accanto all'altra, dividono il cibo, guardano le stelle ...e amano la vita...

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lunedì, 28 gennaio 2008

Cos'è l'Amore?

Non sia mai ch' io ponga impedimenti
all' unione di anime fedeli; Amore non e' amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l' altro si allontana:
Oh no! Amore e' un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
E' la stella guida di ogni sperduta barca,
il cui valore e' sconosciuto, bench' e' nota la distanza.
Amore non e' soggetto al Tempo, purche' se labbra rosee e gote
dovran cadere sotto la curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo e' errore e mi sara' provato
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato
 
William Shakespeare, Sonetto CXVI

postato da: Clarbala alle ore 20:51 | link | commenti (2)
categorie: inventarsi per raccontarsi
lunedì, 07 gennaio 2008

Non sono nessuno...

viale CappielloIo non sono nessuno. Nessuno ha cura di me. I diritti umani piazza Pitestipiù elementari mi sono negati. La malasorte mi ha fatto nascere in Campania. La malasorte mi ha fatto amare questa terra bellissima e martoriata. Il grido d'allarme si erge inascoltato. Perchè io non sono nessuno. E non conto a niente. Per la Campania. Per l'Italia. Per l'Europa. Niente. E così mi lasciano morire. Di cancro. Ma io non via Giannone alle spalle il parco della Reggiavoglio. Non voglio morire. Non voglio morire di tumore. Non voglio via Roma presso lche il latte del mio seno contenga diossina. Non voglio avvelenare mio figlio dopo averlo fatto nascere. Non voglio vedere morire i miei cari, i miei conoscenti, e nemmeno i miei nemici, e tantomeno chi non conosco. Non voglio. Non voglio. Non voglio. Ma non posso fare nulla. Non posso lottare contro la camorra perchè lo stato ne ha paura, perciò l'appoggia o la difende, o meglio se la fa amica. Non posso lottare contro la classe dirigente perchè i suoi interessi sono intessuti in trame sottili con gli interessi della camorra. A nessuno interessa spingersi al di là di un misero compianto e di un blando interessamento. Non sono nessuno. E come tanti altri morirò. E nessuno porterà la mia morte sulla coscienza.


postato da: Clarbala alle ore 11:57 | link | commenti (2)
categorie: inventarsi per raccontarsi
giovedì, 03 gennaio 2008

un dio nazista

Era un quadro assai grande, eseguito con chiari azzurri e verdi, il quadro di una foresta, una foresta immaginaria attraversata da limpidi ruscelli, dove volavano uccelli dagli impossibili vividi colori, e piena di piante e alberi creati dalla fantasia del dottor Kroll. Era molto bella, piena di gioia e di pace e di luce. Ma in mezzo al cielo c'era un grande occhio nero sbarrato. Era un occhio che non aveva nulla a che fare con il resto del quadro, e ovviamente era accaduto questo: il dottor Kroll aveva dipinto la sua foresta fantastica, poi, in seguito, esaminandola durante una crisi di malinconia, vi aveva dipinto sopra quell'occhio nero, di giudice che condanna.

Mary Parrish tornò a fissare l'occhio, e disse: "E' bello, è un'immagine del paradiso". [...] Il dottor Kroll sorrise di piacere, e le posò una mano pesante sulla spalla, poi disse: "Lei ha capito. Si, lei ha capito. Questo quadro s'intitola L'occhio di Dio in paradiso. Le piace?"

"Moltissimo", disse lei [...] il dottor Kroll [...] prese da un cassetto una fotografia del quadro e gliela offrì, dicendo: "Se davvero le piace il mio quadro, e vedo che è così perchè lei è una persona di grande sensibilità e comprensione, allora la prego di accettare questa come ricordo di una felice circostanza."

Lo ringraziò, e sia lei che Hamish guardarono la fotografia con un senso di gratitudine. Naturalmente non dava assolutamente l'idea dell'originale. [...] Non restava niente; tranne il nero occhio sbarrato, l'occhio di un dio vendicativo e pieno d'odio. Era la fotografia di un occhio rozzamente scarabocchiato, come avrebbe potuto disegnarlo un bambino: come, così Mary non poteva fare a meno di pensare, avrebbe potuto disegnare l'occhio di Dio, o del dottor Kroll, quel disgraziato ragazzetto nella camicia di forza, se gli fosse stato concesso di liberare le braccia e di adoperarle.

Doris Lessing, L'abitudine di amare, 1957.


postato da: Clarbala alle ore 20:51 | link | commenti
categorie: spleen
lunedì, 31 dicembre 2007

A noi...

A NOI...
Noi che la penitenza era 'dire fare baciare lettera testamento'.
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici erail più figo.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella...
Noi che giocavamo a 'Indovina Chi?' e conoscevamo tutti i personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a Forza 4.
Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città.. (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
Noi che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'.
Noi che ci divertivamo anche facendo '1,2,3 Stella!'.
Noi che giocavamo a 'Merda' con le carte.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la bic.
Noi che avevamo i cartoni animati belli!!
Noi che 'Si ma Julian Ross se solo non fosse malato di cuore sarebbepiu forte di Holly e Mark Lenders...'
Noi che guardavamo 'La Casa Nella Prateria','Candy Candy' e 'Giorgie' anche se mettevano tristezza. <----- (Io guardavo anke Lassie)
Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasmaformaggino o un francese,un tedesco e un italiano..
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e più era rosso più eri figo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario,a casa era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che il 'Disastro di Cernobyl' vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM.
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c'era Happy Days.
Noi che il primo novembre era 'Tutti i santi', mica Halloween.
Noi che a scuola con lo zaino Invicta e la Smemoranda.
Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso.
Noi che all'oratorio le caramelle costavano 50 lire.
Noi che si suonava la pianola Bontempi.
Noi che la Ferrari era Alboreto, la Mc Laren Prost, la Williams Mansell, la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini!!!!!
Noi che la merenda era la girella e il Billy all'arancia.
Noi che le macchine avevano la targa nera..i numeri bianchi..e la sigla della provincia in arancione!!
Noi che guardavamo allucinati il futuro nel Drive In con i paninari.
Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva competizione al Mars.
Noi che giocavamo col SuperTele perchè il Tango  costava ancora 5 mila lire e... "stai sicuro che questo non vola..."Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire.
Noi che avere un genitore divorziato era impossibile.
Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine e sui muri.
Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu, nero,argento e verde con l'interno arancione e i miniciccioli nel taschino.
Noi che se eri bocciato in 3° media potevi arrivare con il Fifty ed eri un figo della Madonna!!!
 
A tutti noi: FELICE 2008!!!

postato da: Clarbala alle ore 22:32 | link | commenti
categorie: 2007
domenica, 30 dicembre 2007

Al 2007...

D'improvviso mi rendo conto che il 2007 sta finendo. Che anno è stato? l'anno in cui mi sono abilitata all'insegnamento, l'anno del lavoro serio, l'anno della prima supplenza nella scuola pubblica, alle superiori, e del primo incarico a tempo indeterminato in una privata, alle medie. E' stato l'anno della pensione del mio papà, l'anno della rocambolesca decisione di sposarci, l'anno del forum e l'anno del blog. L'anno dei giudizi, degli scrutini, delle promozioni e delle bocciature, l'anno dei voti, degli orali e degli scritti, l'anno dell'italiano, della storia, della geografia, l'anno dei laboratori, l'anno dei consigli dei collegi e dei colloqui. L'anno delle prenotazioni, l'anno dell'incoscienza, delle scelte azzardate, dell'istinto, ma anche del ripensamento, della presa di coscienza, dell'ansia, del timore, del terrore per il futuro, l'anno delle scelte definitive. L'anno della laurea di mio fratello, l'anno dei seminari, l'anno delle agenzie immobiliari, l'anno della ricerca disperata della casa, l'anno più disgraziato per la Grecia e in Grecia, l'anno della vacanza più strana e sfortunata. L'anno dei testimoni, del letto nuovo e delle stanze colorate. L'anno del countdown, delle forumine e delle idee strampalate. L'anno delle perdite, di amici, di compagni, di trovatelli. L'anno della crescita e della realizzazione. L'anno della tristezza e della gioia. L'anno dell'attesa.

Grazie 2007. Addio!


postato da: Clarbala alle ore 15:27 | link | commenti (1)
categorie: spleen, 2007
mercoledì, 26 dicembre 2007

Mea culpa!

Lo ammetto, mi sono un pochino dimenticata di questo blog.

Mi scuso con coloro che nonostante questo mi vengono a trovare.

E con ritardo auguro a tutti "Buon Natale!"

P.s.: spero che abbiate fatto i bravi e abbiate ricevuto tanti bei regali... ;)


postato da: Clarbala alle ore 15:44 | link | commenti
categorie: inventarsi per raccontarsi
lunedì, 10 dicembre 2007

Colloqui "cireschi"

"Quando i maleducati e i vivaci si mettono insieme... in quella classe è la morte didattica!"

Mi sono sentita un po' Ciro quando ho detto queste testuali parole ai genitori di una classe di ragazzini scalmanati, viziati e presuntuosi, in cui nonostante i miei innumerevoli tentativi non riesco a instaurare un rapporto di rispetto e dialogo pacifico...

A proposito: ma che fine ha fatto Cirotto??


postato da: Clarbala alle ore 10:01 | link | commenti (2)
categorie: vita da proffa
venerdì, 19 ottobre 2007

Dedicato a Chicca...

Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura il pasto,
un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato,
due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente,
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo,
accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual’è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca (Tratto da "Opera sull’acqua e altre poesie", Einaudi)


postato da: Clarbala alle ore 16:04 | link | commenti (2)
categorie: spleen
sabato, 13 ottobre 2007

Dubbi all'altare!

wedding1t_1Sì, No
Non lo so, ci dovrei pensare
No, Sì,
Però lei che domande fa?!
E' un prete, sì, va bene,
ma mi consenta, devo dissentire
Lei spero comprenderà.
Sono rimasto impressionato dal suo comportamento,
una persona come lei venuta su col vecchio e con il nuovo testamento
e li conosce almeno come io conosco Topolino, e non è stato carino
che proprio lei certo dotato di grande sensibilità
mi avesse interrogato con tale superficialità, da ridurre quasi a un quiz televisivo
il dubbio più grande che ricordi da che sono vivo.

Io non so se sarò in grado di restare insieme, di volere bene
di aspettare il tempo che passa ogni giorno più lento e di sentire che l'anima ingrassa dentro.
Io non so se saprò veramente dare un senso a quello che oggi penso,
se sarò in grado di cucire le piaghe e non vedere le rughe non lo so neppure


Sinceramente non dico niente, nemmeno alla gente che osserva
notaio mi sente, se può, gentilmente, vorrei una domanda di riserva.

Io non so
però scommetto che non basta dire "Se state insieme ci sarà un perché"

Sinceramente non dico niente, nemmeno alla gente che osserva
notaio mi sente, se può, gentilmente

E' come quando da bambino a quasi tutti succede,
qualcuno viene vicino, ti sorride, e poi ti chiede:
"Piccolino, tesoro, rispondi a una domanda
a chi vuoi più bene tu: papà o mamma?"
Mamma mia che stress! Che imbarazzo!
Come si fa a non capire che è una domanda del...
deleteria, che da sola può segnare una svolta
L'inizio dei dubbi, dei sensi di colpa.

Io non so...

Sinceramente non dico niente per non fare un disastro
notaio mi sente? Gentilmente mi fermi il nastro.

Non si può mica semplificare sempre, la divisione del bene e il male
poi non è visibile a corpo nudo, io non sono più così sicuro

Daniele Sivestri, Sì, No... non so (comunque ci penso)


postato da: Clarbala alle ore 15:46 | link | commenti (1)
categorie: inventarsi per raccontarsi
sabato, 22 settembre 2007

Morta o son desta?

Dormo poco e male. Mi sveglio molte volte durante il corso della notte, stento ad addormentarmi anche se ho una forte sonnolenza, e mi sveglio prestissimo al mattino. Il risveglio non è sereno, poichè sono turbata dai miei stessi sogni. Sogno la morte. Sogno persone a me care che muoiono. Le sogno nel momento stesso in cui la vita abbandona i loro corpi. Li sogno dapprima vivi, ma nel letto di morte, e li ascolto impotente sibilare le ultime parole, che raramente capisco, e soprattutto ricordo. Stanotte il mio nonno, defunto da più di dieci anni, è morto di nuovo, mentre sussurrava rassegnato  l'ultimo rosario, consapevole che la morte stava venendo a prenderlo. L'altra notte invece ho sognato mia cugina, morta in una pozza di sangue, caduta dal terzo piano, dove abita realmente. Prima ancora ho sognato la mia nonna, di cui porto il nome, ma lei era contenta di morire, anche se per me è stato ugualmente straziante vederla in obitorio con varie protuberanze tumorali sulla fronte, di cui per fortuna non soffre. Ma il primo sogno di morte è stato di mio fratello. E' per me un sogno ricorrente, che mi procura sempre un grande dolore, ma al quale non aveva mai fatto seguito tale e tanta quantità di necrologi. Ed ogni volta il momento più terribile è quello in cui il cuore smette di battere e gli organi di attendere alle proprie funzioni vitali. E' terribile non riuscire a comprendere fino in fondo quale sial'attimo in cui la vita scivola via: me lo domando incessantemente, e vorrei afferrare quella vita, quel soffio, vorrei acciuffarlo, inspirarlo, ricacciarmelo in gola per poi buttarlo con tutta la forza disperata che possiedo nella bocca di quella persona, che non può morire, non può andarsene, non può, non può, non deve.

Ma sempre è troppo tardi. Vorrei solo sapere dove si va. Se si va da qualche parte. Vorrei tanto saperlo. Ma evidentemente non lo saprò mai.


postato da: Clarbala alle ore 17:47 | link | commenti (3)
categorie: inventarsi per raccontarsi